Un’ora con Angelo, Bach e me stesso di Giambi Leone


Nel mio “rifugio anti uomo”, circondato dai miei amici alberi, isolato e in aperta campagna, ho da poco smontato, pulito e riposto nella sua custodia, uno splendido sax tenore Selmer 80 Super Action Serie II, prestatomi, non a caso, da Saverio Mazzara, musicista e psicoterapeuta.

Ultima “cosa” diciamo “eseguita” è stata l’imitazione di Lisa dei Simpson da sottoporre alle finissime orecchie del nostro stimatissimo amico Leonardo Triassi.

La mente di chi tenta di pensare e soprattutto di chi prova a percorrere nuovi e poco ortodossi sentieri  dinamici di pensiero, è veramente strana, inesplorabile e incomprensibile. L’eclettismo, più o meno inconsapevolmente, spinto all’estremo. Le sue espressioni sono il più delle volte eccentriche.

I suoi mezzi infiniti, illimitati e talvolta desueti. Questa mattina è toccato ad un inerme Selmer prestarmi la voce. A tratti la campagna ha suonato all’Arrington de Dionyso, talvolta alla Roscoe Mitchell passando per Maceo Parker o per il più grande Charlie: lo strumento non ha pianto per evidenti limiti fisiologico-esistenziali.

Non sono un sassofonista! Non ancora e, più probabilmente, non lo sarò mai. Come sapete, sono un umile e vecchio armonicista diatonico. Però il Selmer mi ha prestato, paziente, tutta la sua potenza espressiva. Non ci sentiva nessuno! Nessun giudice! Nessun censore! Nessun “maestro”! L’assoluta imprecisione  non sottolineata da nessuna anima vivente!

Riposta “l’arma” nella sua custodia, prendo il mio iPad con l’intento di non recidere del tutto il sottilissimo filo che mi consente di permanere nell’illusione di essere collegato alla società. Accedo a Google per leggere le news e magicamente mi imbatto in un video di DoctorHarp: “Corrente dalla Suite BWV 1007 in G per Violoncello Solo di J.S. Bach” eseguita dall’armonica cromatica di Angelo Adamo presso il telescopio di Guido Horn d’Arturo, al museo della Specola dell’Università di Bologna.

Rimango magneticamente ad ascoltare. Finisce. Riascolto. Finisce. Riascolto. Angelo Adamo. Mi dico, anzi, mi ripeto: “questo è un fratello. Questo non sta bene. Questo ha troppo da dire. Questo è andato troppo al di là”.

Avevo letto alcuni suoi articoli su DoctorHarp, più precisamente: avevo cercato di interpretarli. Avevo tentato di sintonizzarmi con i suoi pensieri, con il suo modo di essere. Impossibile. Dispiaciuto mi ero ripromesso di rileggere meglio, con più calma, intelligenza e acutezza quegli interessanti scritti.

Ma questa mattina è accaduto qualcosa: sono stato con Angelo, là, al museo della Specola. Lui non se n’è accorto, quindi mi sembra doveroso che lo sappia. Esatto! La sua esecuzione mi ha tele trasportato dentro il telescopio di Guido Horn d’Arturo. Potenza della musica. Potenza di Bach. Potenza della cromatica di Adamo.

Adesso ho capito un po’ di più quest’uomo che con gli occhi scruta il cielo, con le mani cattura i buchi neri, con il cervello cerca di comprendere, con l’armonica restituisce emozioni e con le parole allena le menti ad un’antitesi dell’ortodossia semantica.

Suonare, scrivere, dipingere, pensare… Mezzi per avvicinare l’uomo a se stesso, vie per fuggire da  una società ingiusta e a tratti spietata, modi per connettersi con la natura, stratagemmi per comprendere l’altro, espressioni per ricongiungersi cosmologicamente al tutto!

L’arte è magia. L’arte crea! La musica è l’arte che reinterpreta e rende ancor più unica la bellezza alleggerendola, sottolineandola, facendone esplodere i contorni e donandogli una voce.

Mantra del giorno:
“La musica è un’arte che unisce, non divide!”
“La musica è un’arte che unisce, non divide!”
“La musica è un’arte che unisce, non divide!”
“La musica è un’arte che unisce, non divide!”
“La musica è un’arte che unisce, non divide!”
“La musica è un’arte che unisce, non divide!”.

Per favore, riempite dieci paginette del mantra su indicato. Finito? Fatelo scrivere a tutti coloro che conoscete e “fanno musica”!

Volevo condividere (dividere con) con tutti i lettori di DoctorHarp le mie riflessioni e l’esperienza vissuta questa mattina, un modo come un altro per ribadire concetti arcinoti e abbastanza scontati da essere stati parzialmente dimenticati e disattesi.

Un modo come un altro per ringraziare Angelo Adamo per la sua unicità. Un’occasione per ringraziare Leonardo Triassi, Saverio Mazzara e tutti coloro che contribuiscono ogni giorno, in vari modi e a vario titolo a mantenere viva l’attenzione sull’armonica, sulla musica e sull’arte in ogni sua forma.

Giambi Leone
giambattista.leone1@gmail.com


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