Manutenzione: L’accordatura – Premessa


Accordare l’armonica a bocca purtroppo non è così semplice come per la maggioranza degli altri strumenti musicali ed è un processo che richiede molta precisione e soprattutto una buona dose di pazienza e calma.

Per capire meglio come funziona l’accordatura di un’ancia, cerchiamo di analizzare il principio di funzionamento dell’intonazione.

La nota di un’ancia che vibra, dipende principalmente da due fattori, la sua lunghezza ed il suo spessore. Un altro fattore secondario è la cassa armonica in cui suonerà l’ancia (il foro dell’armonica).

Più lunga è l’ancia, più grave sarà la nota prodotta. Lo spessore invece produce due effetti opposti. Se aumenta in tutta la sua lunghezza, l’ancia si irrigidisce producendo una nota alta, ma se lo spessore cresce in prossimità dell’estremità libera allora la nota prodotta è più grave.

Quindi il suono più basso sarà ottenuto logicamente dalle ance dei primi fori dell’armonica che, come si può notare sono più lunghe e più spesse delle successive.

Su alcuni modelli e soprattutto nelle armoniche diatoniche di tonalità bassa (A-G), sulle prime ance, per ottenere le note basse, si trova una parte di ottone che aumenta lo spessore della sola estremità libera.

Infatti questo spessore appesantisce l’ancia facendola vibrare più lentamente con la conseguente produzione della nota grave. Inoltre al crescere dalla tonalità delle armoniche, dal G al F le ance saranno sempre meno spesse nelle estremità e sempre più corte.

Quindi tenendo presente queste poche variabili e capito il funzionamento dell’intonazione di un ancia, sarà più semplice intervenire sullo strumento per accordarlo.


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