La vita, le start up, l’armonica e la follia


Ognuno di noi possiede vari interessi, a volte talmente diversi l’uno dall’altro che ad uno sguardo esterno potrebbe apparire incomprensibile che una stessa persona possa coltivarli assieme.

Sono convinto che esista una specie di equilibrio alchemico, un fil rouge che unisce tutte le nostre passioni. Queste ultime nel complesso parlano di noi, della nostra personalità, dei nostri bisogni e del nostro modo di affrontare la vita.

Ad esempio lo studio dello sviluppo di nuovi business e dell’armonica a bocca sono interessi che coltivo da anni e che ho sempre considerato come mondi distinti e distanti.

Mi sono chiesto spesso che cosa avessero in comune tra loro, non riuscendo a capire il legame che poteva sussistere tra i due.

La risposta è arrivata da un terzo ambito d’interesse: la formazione aziendale.

La curiosità per questo ambito mi ha portato ad incontrare formatori, alcuni di essi esperienziali.

Questi per raggiungere gli obiettivi formativi concordati con le aziende, coinvolgono le persone in attività inusuali e coinvolgenti. Successivamente le aiutano a riflettere sulle stesse in modo da facilitare la generalizzazione degli apprendimenti avvenuti che possono essere in seguito applicati nei loro ambiti quotidiani.

Le attività suddette sono le più disparate (si va dall’attraversamento di un letto di carboni ardenti oppure del ponte tibetano, passando per le gare in go kart, il rafting, fino ad arrivare ai semplici spago e nastro adesivo) ed in pratica costituiscono delle metafore.

Ho provato allora a ragionare sulle analogie che possono esistere tra lo sviluppo di un nuovo business e lo studio dell’armonica. Ed ecco! Il legame tra i due potrebbe essere la gestione per obiettivi.

Di che cosa si tratta?

E’ un metodo con cui si valutano le performance rispetto ai risultati desiderati (Il loro raggiungimento è legato anche ad incentivi economici).

Gli obiettivi devono essere specifici, misurabili, raggiungibili anche se sfidanti, rilevanti per la persona, concordati con essa e temporalmente definiti.

Ma in che modo tale metodo può esserci utile nello studio dell’armonica (e perché no? Nella vita in genere) ?

Definire degli obiettivi specifici sfidanti e raggiungibili ci preserva dalla frustrazione del fallimento e dalla voglia di mollare tutto sentendoci degli incapaci.

Nel caso pratico: un principiante potrebbe decide di voler imparare a suonare a note singole la melodia di “Oh Susanna!”, anziché partire con lo studio del bending usando il metodo del tongue blocking.

Questo è un desiderio, ma non ancora un obiettivo perché non è stato fissato un termine temporale.

Impegnarsi ad imparare la canzone entro due mesi allenandosi tutti i giorni due ore e poi scriverlo su di un post-it applicandolo in un posto che sia sempre in vista, questo rappresenta un obiettivo che è stato pianificato ed è certamente sfidante dal momento che il neofita parte da zero.

Dopo di che il principiante deve passare all’azione (come gli imprenditori, sono fondalmentalmente uomini d’azione) per raggiungerlo (in moltissimi casi potrebbero essere necessarie più azioni per perseguirlo).

Ogni giorno, il principiante dovrà verificare, se ha effettivamente dedicato le due ore di pratica che aveva stabilito.

Registrerà quello suonerà e si riascolterà. Fino a che avrà imparato pezzettino per pezzettino tutta la canzoncina.

Per migliorare l’apprendimento potrebbe premiarsi per ogni piccolo risultato raggiunto ad esempio con un cioccolatino (che magari lo mette pure di buonumore dopo tanta fatica).

La gratificazione, che è premio a sé, alla fine sarà quella di aver imparato una semplice e graziosa melodia.

Il metodo illustrato può essere ripetuto ad libitum suddividendo gli obiettivi generali, in sotto-obiettivi e facendo una o più piccole azioni ogni giorno e verificando i risultati. Ridefinendo l’obiettivo se ci si rende conto che è troppo ambizioso o se le nostre risorse temporali sono più limitate.

Se però l’interesse non è puro, come chi fa impresa e serve solo come surrogato per la soddisfazione di altri bisogni, presto o tardi ci si arenerà, lasciando perdere tutto. Il risultato sarà aver impiegato male soldi e sprecato la risorsa più importante di tutte che è il tempo.

Che cosa mi dice in fondo questo modo d’intendere lo studio dell’armonica e la vita?

Che forse ho bisogno di uno bravo! Ma in fondo suonare l’armonica non è solo studiare con ordine la tecnica, ma metterci dentro tra le righe del pentagramma anche un pizzico di follia.

Stefano Andreotti


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