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	<title>Suzuki Archivi - DoctorHarp - Il sito dell&#039;armonica a bocca</title>
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	<description>Tutto ciò che vuoi sapere per imparare a suonare l&#039;armonica diatonica, cromatica, tremolo ed ottave</description>
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	<title>Suzuki Archivi - DoctorHarp - Il sito dell&#039;armonica a bocca</title>
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		<title>Invenzione a due ance N° 5</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Adamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 07:28:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>
<p>Confesso che lo studio di questo brano mi è risultato un po’ più faticoso degli altri affrontati fino a ora. La difficoltà non è stata...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>

<p><strong>Confesso</strong> che lo studio di questo brano mi è risultato un po’ più faticoso degli altri affrontati fino a ora. La difficoltà non è stata certo di natura tecnica; tutt’altro: a parte un paio di punti – come, ad esempio, l’abbelimento suggerito dal curatore nella battuta 32 che chiude il brano -, risulta così facile da suonare, anche alla velocità metronomica suggerita, da poter essere quasi definito “armonicistico”. </p>



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<p><strong>Questa</strong> invenzione, catalogata con il codice BWV 776, non fa parte di quelle che a suo tempo, giovane studente di Conservatorio, affrontai al pianoforte (ricordo di avere studiato la 1, la 6 e la 8), e non appena ho iniziato a leggerla per la prima volta con l’armonica, mi è venuto naturale attendermi che il tema chiudesse prima; che prendesse un’altra direzione.</p>



<p><strong>Come</strong> fa notare anche il Mugellini, curatore della solita, classica edizione per pianoforte che uso per eseguire questi brani, l’“insolita lunghezza del Tema che occupa ben quattro battute”<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a> mi spiazzava, ponendomi di fronte alla sorpresa di scoprire che il motivo in realtà si chiude ben più in là di dove mi aspettavo che facesse.</p>



<p><strong>Da</strong> questo punto di vista, quindi, nonostante la discreta conoscenza che ho del repertorio bachiano, lo studio di questo brano ha costituito una splendida occasione per aprire la mente così da accogliere pure un aspetto della musica del compositore tedesco, e della musica in generale, per me del tutto nuovo.</p>



<p><strong>A</strong> dire il vero, quella iniziale sensazione di spaesamento non mi era del tutto sconosciuta. Ricordo distintamente di aver provato qualcosa di analogo durante i primi ascolti dei concerti Brandeburghesi, allorché mi imbattei nel primo movimento del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=FPONyxrkfRQ">sesto concerto BWV 1051 in Si bemolle maggiore</a>: un brano caratterizzato da un susseguirsi di episodi tematici molto lunghi e distesi, quasi degli accompagnamenti, che si appropria dello spazio sonoro con frasi dilatate e il tipico “ribollire sonoro” dato dal dialogo costante tra violino e viola (cui a tratti si uniscono, contrappuntando, pure le viole da gamba e/o il violoncello, perlopiù impegnati nell&#8217;impianto generale a scandire in ottavi il tempo <em>alla breve<a id="_ftnref2" href="#_ftn2"><strong>[2]</strong></a></em>)<em>.</em></p>



<p><strong>Un</strong> brano affatto diverso da quelli mediante i quali mi ero fatto un’idea, pensavo precisa, di quale fosse la poetica di Bach: una <em>tavola</em> sonora non certo piana come la superficie liquida di una piscina, ma assimilabile più a un mare estremamente calmo o a un lago lievemente increspato sulla cui superficie vi sono innumerevoli, piccoli accadimenti che globalmente lo fanno apparire immobile (“mòviti fermu!”).</p>



<p><strong>Nella</strong> quinta invenzione che qui propongo, trovo interessantissime quelle che definirei “battute cerniera” nelle quali, usando sempre la stessa geometria di frasi globalmente discendenti, ma che ostentano una apparente titubanza a farlo, una certa tendenza a rimanere dove erano risalendo di un grado diatonico rispetto a quello via via raggiunto &#8211; ad esempio, nelle due battute 7 e 8 si va dal <strong>Si b 4</strong> al <strong>Mi b 4</strong>, ma lo si fa a gradini, risalendo per due quarti di un grado (in nero vi sono le note-punti da unire per notare il carattere discendente della frase): <strong>La</strong> 4-Si 4, <strong>Sol </strong>4-La 4) e poi di una quarta: <strong>Fa</strong> 4-Si b 4 &#8211; La b 4- Sol 4 -Fa 4-Sol &#8211; <strong>Mi</strong> 4 &#8211; Fa 4 &#8211; <strong>Re</strong>. (Si veda Fig. 1) -, si attuano i cambi di tonalità capaci di rendere il brano estremamente vario a fronte di una ripetizione pedissequa del tema che, se fosse rimasto sempre nella tonalità in armatura di Mi bemolle, sarebbe risultato alquanto monotono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="680" height="126" src="https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?resize=680%2C126&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-5846" srcset="https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?resize=1024%2C189&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?resize=300%2C55&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?resize=768%2C141&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?resize=1536%2C283&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?resize=1230%2C227&amp;ssl=1 1230w, https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?w=1770&amp;ssl=1 1770w, https://i0.wp.com/www.doctorharp.it/armonica/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-04-15-alle-09.48.27.png?w=1360&amp;ssl=1 1360w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Fig. 1</strong> Prima sequenza di battute-cerniera con le quali si realizza il primo trasporto del tema</figcaption></figure>



<p><strong>Per </strong>capire la complessità dei passaggi di tonalità messi in gioco nell&#8217;arrangiamento del materiale tematico di questa apparentemente semplice invenzione, consiglio di dare un&#8217;occhiata a <a href="https://www.teoria.com/en/articles/2020/bach-inventio/05/05.php">una</a> bella pagina di analisi che ho trovato in rete.</p>



<p><strong>Purtroppo</strong>, come spesso accade, questa mia esecuzione &#8211; che, come le altre, ha la pretesa di essere solo occasione di studio, di curiosità soddisfatta per la lettura estemporanea dei classici – è stata funestata dal malfunzionamento di alcune ance che in momenti diversi, come motori ingolfati, hanno faticato ad avviarsi entrando in vibrazione in ritardo rispetto a quanto richiesto dalla partitura. Un problema che ha fatto perdere per pochi secondi quella fluidità del <em>beat</em> che, come in tutte le composizioni del compositore tedesco, hanno nella densità omogenea di note e nel loro matematico incastrarsi a formare solide gabbie armoniche un loro sicuro punto di forza.</p>



<p><strong>È</strong> questo il caso, ad esempio, di quanto accade a 00.59 secondi, mentre eseguo la battuta 17. Qui le ance del SOL 3 e del LA bemolle 3 della mia Suzuki SCX 48 hanno provato a scioperare, dichiarando <em>sine ulla spe</em> un problema forse di umidità che affliggeva il terzo foro.</p>



<p><strong>L</strong>’avevano già fatto in altri <em>take</em> dello stesso brano, ma in momenti diversi. Avevo quindi già cancellato e rifatto alcune volte la stessa registrazione e a un certo punto, stanco di queste ripetizioni e con una gran voglia di occuparmi d&#8217;altro, conscio pure del fatto che ulteriori tentativi mi avrebbero messo di fronte allo stesso problema in altri momenti dell’esecuzione (e, soprattutto, memore dell’intenzione del tutto ludica con la quale mi impongo di affrontare queste letture), ho deciso di tenere quella che ascolterete. &lt;del resto, non avrei potuto fare altrimenti: le altre, in un impeto di nervi, le avevo già cestinate, sbriciolate, eliminate, distrutte.</p>



<p><strong>La</strong> cosa che più mi ha divertito è stata l’esecuzione della parte della mano sinistra con la mia armonica bassi Suzuki 48-B che si è dimostrata fantasticamente agile e flessibile nel fornire il suo apporto “convettivo” al tema della mano destra, quello invece suonato con la SCX 48. E ascoltarla mi diverte ancora di più.</p>



<p><strong>Facendo</strong> un rapido consuntivo, si è trattato di un esercizio di lettura che mi ha dato diverse soddisfazioni, consentendomi pure di crescere un po’ nella comprensione del <em>di Bach</em> pensiero. Bestemmie a parte per la reticenza di quelle due ance a obbedire ai miei comandi soffiati, decisamente un modo interessante di occupare il tempo!</p>



<p>Angelo Adamo</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> A mio modesto parere, il tema è più lungo delle quattro battute indicate dal curatore, arrivando a coprire lo spazio di ben sei battute e un quarto. Il resto, sono le note di raccordo che conducono fino alla ripetizione successiva dello stesso tema in una diversa tonalità.</p>



<p><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Un modo di indicare il cosiddetto <em>tempo tagliato</em>, ovvero un tempo binario indicato anche con 2/2 o con il simbolo </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Tempo-tagliato.svg"><img decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/02/Tempo-tagliato.svg/20px-Tempo-tagliato.svg.png" alt="" /></a></figure>
</div>


<p>col quale si indica che i due movimenti della battuta valgono ognuno due quarti, quindi una <em>minima</em>.</p>



<p></p>
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		<title>Aforisma 10: George Coleman Dixit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Adamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 09:36:21 +0000</pubDate>
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<p>In questo periodo sono fissato col recuperare cose rimaste inutilizzate nei numerosi cassetti (hard disk) pieni zeppi di ricordi e lavori finiti, ma che, per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>

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<p><strong>In</strong> questo periodo sono fissato col recuperare cose rimaste inutilizzate nei numerosi cassetti (hard disk) pieni zeppi di ricordi e lavori finiti, ma che, per qualche motivo, a suo tempo non hanno guadagnato la pubblicazione.</p>



<p><strong>Si</strong> tratta di fumetti, illustrazioni, vignette, libri, dischi, video e il motivo per averli trascurati a volte mi è ancora chiaro, altre no. Di sicuro, in molti casi la colpa è stata delle “distrazioni” introdotte dal vivere quotidiano che, quando era il momento, non mi hanno permesso di concentrarmi come desideravo, e come sarebbe stato giusto fare, sul problema di presentare a dovere queste produzioni all’esterno.</p>



<p><strong>Sì</strong>, perché capita sempre di pensare che la cosa difficile sia creare qualcosa, ma poi puntualmente ci si accorge che, dopo aver faticato tantissimo per portare a termine un qualsiasi lavoro creativo, ad attenderci c’è un enorme lavoro per proporlo, presentarlo, venderlo, diffonderlo.</p>



<p><strong>Una</strong> di queste vecchie produzioni oramai impolverate è stato proprio il mio ultimo disco <em>Harmonica Mundi</em>, uscito solo la scorsa settimana, ma finito di registrare una vita fa; stessa cosa accadrà col prossimo, un “nuovo-vecchio” disco di jazz col quale proporrò mie composizioni giovanili registrate nel 2012 (!); è accaduto pure con l’aforisma precedente, quello su Toots, e accade con questo dedicato all’assolo di George Coleman su <em>Maiden Voyage</em>, brano che dà il titolo a uno dei dischi più belli della storia del jazz.</p>



<p><strong>Comprato</strong> da ragazzo, ascoltato così tanto da conoscerlo interamente a memoria, come sempre accade, questo capolavoro a nome del pianista e compositore Herbie Hancock è stato reso tale grazie anche alla partecipazione di musicisti che sono vere e proprie divinità in terra: Freddie Hubbard alla tromba, Ron Carter al contrabbasso, Tony Williams alla batteria e lui, il protagonista di oggi, il sassofonista George Coleman.</p>



<p><strong>Quando</strong> ho trovato in rete la trascrizione di questo suo assolo, ho subito pensato di studiarlo e questa decisione in una prima fase mi ha regalato una strana sensazione, la stessa che ho provato pure trascrivendo gli assoli di Toots, di Getz, di Woods, …, ovvero tutti quelli oggetto degli altri <em>aforismi</em> pubblicati sin qui. La sensazione, più che altro un timore, era di una inevitabile perdita di magia.</p>



<p><strong>So</strong> che è strano a dirsi, specie da parte di una persona che per lavoro cerca di capire alcuni meccanismi della Natura, ma le musiche che ho imparato ad apprezzare quando ancora, molto giovane, ero inconsapevole di tante, troppe cose, per me che non sono e non ero religioso, hanno costituito sempre qualcosa di davvero mistico; quasi un flusso di bellezza che scaturiva spontaneo dalla realtà senza che vi potesse essere una qualche spiegazione razionale per il loro manifestarsi.</p>



<p><strong>Ovviamente</strong> ero consapevole che così non era, ma preferivo non pensarci; preferivo piuttosto far finta di non sapere che di sicuro doveva esservi una spiegazione in buona parte razionale e avente a che fare con lo studio di scale, accordi, inversioni, arpeggi, &nbsp;… armonia – nel caso dei miei beniamini, molto è innegabilmente da imputarsi al loro puro genio, ma l’applicazione costante allo studio ha fatto sì che siano diventati quelli che tutti conosciamo.</p>



<p><strong>È</strong> stato per questo – e, diciamocelo pure, per una certa pigrizia giovanile – che ho iniziato a trascrivere i loro assoli da adulto, quindi molto tardi: pur suonando, quindi pur rendendomi conto che le frasi si costruiscono a partire dal materiale armonico a disposizione, ho mantenuto viva più a lungo che ho potuto quella magia, cercando di non “lordarla” con una spiegazione di qualche tipo che avesse a che fare con la conoscenza della struttura armonica del brano: quei musicisti dovevano continuare a essere delle divinità cui ispirarsi per la loro apparente, spontanea, mai studiata, naturale capacità di creare incredibili melodie su brani che invece noi, comuni mortali, dobbiamo affrontare in altro modo, faticando sulle sigle degli accordi.</p>



<p><strong>Nel</strong> caso del disco di Hancock, poi, assunsi che finanche il titolo non dovesse ammettere una comprensione superiore: il suono delle due parole “maiden” e “voyage”, doveva quindi rimanere soltanto un altro bel suono, così da tutelare la bellezza di quell’ascolto; così da trovare una perfetta consonanza con la mia inconsapevolezza di quanto quelle note stavano raccontando.</p>



<p><strong>E</strong> in tutto ciò ero grato pure alla foto “mossa” di copertina: quella sfuocatura, quel farmi capire e non capire, quel farmi vedere e non vedere, consentendomi di discernere in modo approssimativo il soggetto ripreso, era semplicemente perfetto; quasi giustificava il mio rifiuto di sapere di più. Intuivo che c’era una barca a vela, quindi il mare, e questo mi bastava, completando in modo esemplare la magia.</p>



<p><strong>Questo</strong> modo di “sentire” la musica, unitamente alla pigrizia giovanile di cui sopra, mi ha quindi impedito di affrontare da subito le cose in un certo modo, facendomi invece privilegiare, nonostante gli studi classici di pianoforte, un approccio al jazz che non ammettesse altro se non l’uso dell’orecchio: la mia palestra perlopiù era, e lo è stata per decenni, salire su un palco ogniqualvolta se ne presentava l’occasione per unirmi a chiunque fosse lì, e mettermi a suonare qualsiasi cosa lì si stesse suonando, meglio ancora se si trattava di brani per me del tutto sconosciuti.</p>



<p><strong>Tale</strong> modalità di “studio” di sicuro ha portato grandi benefici, ma oggi, oramai più che maturo, confesso di aver capito di avere perso anche delle occasioni. Gli <em>aforismi</em> che di tanto in tanto pubblico in fondo non sono soltanto la celebrazione del pensiero musicale in quanto tale, ma anche un tentativo di colmare lacune importanti: mi impongo quindi di affrontare un tipo di studio che nella vita di un musicista va di sicuro fatto, e mi giustifico facendo spallucce e dicendomi “meglio tardi che mai”.</p>



<p><strong>Questo</strong> nuovo aforisma di oggi (nel video esibisco ancora una chioma indecisa tra il bianco e il nero, un dato che, sapendo che oggi sono tutti bianchi, permette di datarlo: è di qualche anno fa), come anche tutti gli altri, lo vedo quasi come un esame di riparazione per una insufficienza scolastica. Incidentalmente, ho scoperto che, studiando questo pensiero musicale di Coleman, la magia di quelle note per me non è andata affatto perduta, anzi: la sua musica (le sue idee musicali), anche se analizzata così da capire “il trucco” (e scoprire che non c’è), rimane sublime; quella di Hancock pure, e la mia pigrizia di un tempo, che all’epoca probabilmente aveva una sua ragion d’essere, oggi non può più avere spazio. Non posso più attendere di fare simili cose, di rimandarle a chissà quando.</p>



<p><strong>E</strong> se è vero che, come dicevo all’inizio, non sono riuscito a trovare, quando dovevo farlo, il tempo, la voglia, ma soprattutto il modo giusto di promuoverlo in rete, a distanza di anni scopro che quella tensione, quei timori di non fare bene le cose mi hanno abbandonato del tutto, o quasi. Ho la sfacciataggine di chi ha poco o niente da perdere, quindi propongo, pubblico, diffondo.</p>



<p><strong>E</strong> minnifùttu.</p>



<p>Angelo</p>



<p></p>
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