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	<title>Nulla dies sine linea Archivi - DoctorHarp - Il sito dell&#039;armonica a bocca</title>
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		<title>Sotto il cielo di Puccini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Adamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2025 12:12:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>
<p>La lirica non è mai stata una componente così importante dei generi musicali che hanno fatto da colonna sonora alla mia infanzia. Ricordo le bellissime...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>

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<p><strong>La</strong> lirica non è mai stata una componente così importante dei generi musicali che hanno fatto da colonna sonora alla mia infanzia.</p>



<p><strong>Ricordo</strong> le bellissime canzoni di musica leggera che mia madre ascoltava alla radio; ricordo la musica classica, la contemporanea e il jazz che, trasmessi dal terzo canale RAI, risuonavano di sera nello studio di mio padre, ma della lirica serbo pochissimi ricordi.</p>



<p><strong>Questo</strong> credo abbia contribuito a farmi percepire quel genere molto distante, se non addirittura a tratti fastidioso. Non sapevo ancora che in un’epoca in cui non esistevano gli impianti audio, le voci impostate in un modo che mi appariva così innaturale servivano a garantire al pubblico un ascolto degno di questo nome anche nei grandi teatri.</p>



<p><strong>Si </strong>dice che le mele non cadono mai troppo lontane dall’albero, e da tempo mi scopro caduto vicinissimo, proprio sotto la chioma di quella pianta: diversi anni fa ho iniziato ad ascoltare anche io quel canale radiofonico – ascoltarlo è diventata una consuetudine in seguito a vari eventi, come ad esempio la segregazione imposta dal Covid, che mi hanno portato a trascorrere molto tempo da solo, in casa -, e quell’emittente, tra le tante proposte musicali, oggi prevede massicce dosi di musica tratta da opere famose.</p>



<p><strong>Immagino</strong>, quindi, che sia stato così che ho imparato ad apprezzarla (non tutta; ancora faccio fatica con molti brani e interpreti): lasciando fare ai palinsesti radiofonici, concedendomi quindi l’ascolto non solo dei miei cd preferiti, ma anche di ciò che non avrei mai comprato, e lasciandomi introdurre alle difficoltà e alle sfide cui gli artisti in quell’ambiente si sottopongono grazie alle spiegazioni che simpaticamente forniscono i conduttori del programma “La barcaccia”.</p>



<p><strong>E</strong> immagino pure che sia stato grazie a loro, e di sicuro all’ascolto inconsapevole di qualche colonna sonora, che ho scoperto l’aria pucciniana “E lucevan le stelle”, tratta dalla &#8220;Tosca&#8221;.</p>



<p><strong>A</strong> parte il titolo, che già di suo stuzzica l’astronomo che è in me – &nbsp;leggendo quel testo, si scopre che di astronomico vi è davvero poco, ma va benissimo così -, la melodia in Si minore di questo “monologo” del pittore, condannato a morte, Mario Cavaradossi, complice il periodo storico davvero angosciante nel quale stiamo vivendo, si è imposta nei miei pensieri costringendomi ad ascoltarla, ricordarla, viverla, subirla, e alla fine, nel necessario tentativo di purgarla dalla mia testa, suonarla. &nbsp;</p>



<p><strong>La</strong> logica sottostante la decisione di studiarla è molto “da judoka”: se qualcuno o, come in questo caso, qualcosa, è chiaramente più forte di te, sfrutta la sua forza e il suo impeto per evitare di esserne sopraffatto. L’amplificazione della tristezza e dell’angoscia che ci regalano le notizie di politica nazionale e internazionale, capaci di fare spesso apparire insormontabili pure problemi personali che in altri momenti considererei del tutto affrontabili, è stata notevolmente rafforzata dall’ascolto ripetuto delle note di questa aria, e alla fine non mi è rimasto da fare altro che indossare il <em>kimono</em>, salire sul <em>tatami</em> e affrontarla a muso duro.</p>



<p><strong>Nel</strong> farlo, ho voluto lasciare quanto più possibile invariata la parte del pianoforte, evitando così di arrangiarla come avrei fatto se fossi stato alle prese con un brano del quale non si trova la partitura originale. </p>



<p><strong>Una</strong> scelta dettata da una certa mia passione per la “lettura dei classici”, ma anche e soprattutto dalla consapevolezza che se non avessi fatto così, avrei perso una splendida occasione per rinfrescare la capacità di leggere uno sparito, benché semplice, per pianoforte, e di rimettere le mani su quello strumento classico che oramai frequento poco. &nbsp;</p>



<p><strong>In</strong> ogni caso, non ho resistito, e mentre qui e là nel corpo del brano ho compiuto solo minime variazioni, mi sono auto-… <em>autorizzato</em> a cambiare le cose soprattutto nel finale, così da concedere una manciata di battute supplementari all’improvvisazione dell’armonica.</p>



<p><strong>Scrivo</strong> queste righe a distanza di un giorno dalla pubblicazione del video nel quale rileggo quella pagina e confesso di sentirmi meglio: di sicuro ho fatto mio quel brano, vivendolo soggettivamente, e ora, avendolo suonato e registrato, me ne sono finalmente liberato.</p>



<p><strong>L</strong>’ho fatto oggettivizzandolo, con la consapevolezza di essere sceso a patti con l’infinita tristezza di quelle note e quelle parole con l&#8217;obiettivo di sfruttarne la forza per convertirlo in qualcosa di &#8220;concreto&#8221;. </p>



<p><strong>Ora</strong> posso finalmente dedicarmi ad altro.</p>



<p>Angelo Adamo</p>



<p></p>
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		<title>Lasciatemi frignare</title>
		<link>https://www.doctorharp.it/lasciatemi-frignare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Adamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 17:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cromatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>
<p>Confesso di aver scoperto il brano “Lascia ch’io pianga” non molto tempo fa. È stato grazie al docente di composizione Patrizio Barontini il quale ha...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>

<p>Confesso di aver scoperto il brano “Lascia ch’io pianga” non molto tempo fa.</p>



<p>È stato grazie al docente di composizione Patrizio Barontini il quale ha curato le musiche dello spettacolo “Pilade / Montagne” (https://www.culturabologna.it/lang/eng/events/pilade-montagne) tratto da un testo di Pierpaolo Pasolini, e che nel 2015 ha suggerito alla fantastica compagnia <em>Archivio Zeta</em> di ingaggiarmi come musicista-figurante per una breve <em>tournee</em>.</p>



<p>Una delle partiture da suonare con la mia armonica, accompagnata da due violoncelli, era proprio questo incredibile brano di Georg Friedrich Händel (1685-1759) che così di fatto è entrato a far parte del mio repertorio.</p>



<p>Sin da allora ho pensato che fosse perfetto da suonare pure con una formazione jazzistica, ma nelle date “mordi e fuggi” che di solito capitano, quando capitano, non c’è mai il tempo né la voglia di provare cose nuove e così questo brano &#8211; che, pur somigliando in molti punti a uno standard del jazz, di fatto non lo è &#8211; è rimasto nell’elenco dei <em>desiderata</em> non soddisfatti.</p>



<p>Perché quindi non cimentarmi nello studio personale sia della parte di pianoforte che di quella del cantato di questa aria, così da divertirmi a fare da solo quello che non si riesce mai realizzare con altri musicisti?</p>



<p><em>Chi fa da sé, fa (almeno) per due</em>, e così eccomi qui a mettermi alla prova con una sua possibile resa un po’ aderente alla partitura (che ho trovato <a href="https://www.classical-sheet-music.eu/media.php?ask=pdf-show&amp;name=pdf521">qui</a>, nelle ultime due pagine, dopo il recitativo), specie nell’esecuzione della parte del pianoforte, e un po’ no.</p>



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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p>L&#8217;impianto del brano è alquanto semplice: la parte A è una tipica struttura I – II m &#8211; V, mentre l’inciso presenta una classica dinamica II &#8211; V &#8211; I che, chiudendosi in C, prelude alla ripresa del tema in F:</p>



<p>A:</p>



<p>| F | Gm | C7 | Fsus &nbsp;F |</p>



<p>| B<strong>♭</strong> Gm/B<strong>♭</strong> | C7/B<strong>♭</strong>  F/A|</p>



<p>| B<strong>♭</strong>maj7 &nbsp;F/C &nbsp;C7| F |</p>



<p>Inciso:</p>



<p>| Dm/F&nbsp; Dm &nbsp;Dm/F | G7 |</p>



<p>| Em/G &nbsp;Em &nbsp;E/G | Am7&nbsp; F |</p>



<p>&nbsp;| C/G &nbsp;G7 |&nbsp; C7 |</p>



<p>A:</p>



<p>| &nbsp;F &nbsp;| &nbsp;&nbsp;Gm &nbsp;&nbsp;| &nbsp;C7 &nbsp;| &nbsp;F &nbsp;|</p>



<p>| &nbsp;B<strong>♭</strong> &nbsp;Gm/B<strong>♭</strong> | &nbsp;C7/B<strong>♭</strong> &nbsp;F/A |</p>



<p>| &nbsp;B<strong>♭</strong>maj7 &nbsp;&nbsp;F/C &nbsp;&nbsp;C7 | &nbsp;F &nbsp;|</p>



<p>Dopo l&#8217;intermezzo strumentale, del quale ho approfittato per divertirmi a imbastire una piccola improvvisazione di piano, arriva pure una intensa sezione B con la seguente struttura:</p>



<p>B:</p>



<p>| Dm Gm | A7 &nbsp;| B<strong>♭</strong> &nbsp;Gm6 | &nbsp;Dm &nbsp;| G &nbsp;G7/F |</p>



<p>| Em&nbsp; Am | F&nbsp; Dm &nbsp;G | C &nbsp;E7&nbsp; F | &nbsp;Dm &nbsp;|</p>



<p>| Am/C &nbsp;E7/B&nbsp; E7/G# | Am&nbsp; E4/7 | &nbsp;Am7 &nbsp;|</p>



<p>Oltre all’innegabile bellezza del brano, ho trovato molto interessanti alcuni punti dell’arrangiamento della parte di pianoforte che presenta passaggi di sicuro moderni, capaci di riecheggiare soluzioni tipiche del gospel e di certa musica pop, quindi &#8220;di recente&#8221; rubati a piene mani sottraendoli alla tradizione classica che evidentemente aveva già elaborato simili soluzioni armoniche.</p>



<p>Da notare il breve ritardo ottenuto con il Fsus, un tipico accordo sospeso, che si trova a battuta 4, nonché la sequenza di accordi a cavallo delle battute sei e sette: lì il pianoforte suona A con la sinistra e con la destra una triade C &#8211; F &#8211; C, quindi ottenuta dalla sovrapposizione di due intervalli, uno di quarta e l’altro di quinta: un accordo molto aperto (e moderno) che preannuncia la chiusura sulla triade stretta D – F – A di Si♭maj7 (al basso c’è B♭) con cui si apre la battuta sette.</p>



<p>Qualcosa di simile accade anche nella terzultima e penultima battuta dell’inciso, a sottolineare, qualora ce ne fosse bisogno, l’estrema competenza dell’Händel arrangiatore.</p>



<p>Una volta studiata la parte del pianoforte, mi sono divertito a cambiare qualcosa qui e là intervenendo in modo più massiccio sui bassi dell&#8217;ultima A prima della coda, anche questa ottenuta da un alternanza di accordi quartali su un pedale ostinato di F. </p>



<p>In altri punti, le variazioni sono state meno evidenti, come il passaggio nella A prima dell&#8217;assolo di piano:</p>



<p>| &nbsp;B<strong>♭</strong>maj7 &nbsp; G/B  &nbsp;F/C &nbsp;&nbsp;C7 | &nbsp;F &nbsp;|</p>



<p>in luogo dell&#8217;originale |  B<strong>♭</strong>maj7   F/C   C7 |  F  |</p>



<p>così da creare un movimento cromatico ascendente nella linea di basso tale da toccare il  B<strong>♭</strong>, poi il B naturale, per infine arrivare, prima di risolvere sulla tonica F, alla dominante C.</p>



<p>Insomma, si è trattato di un bell&#8217;esercizio che ha portato a ragionare con dita e cervello su un po&#8217; di aspetti sia teorici che pratici.</p>



<p>Anche per oggi quella famosa linea è stata tracciata&#8230;</p>



<p></p>



<p><strong>… mia cruda sorte</strong></p>



<p>E veniamo alle dolenti e stridenti note.</p>



<p>Nelle mie intenzioni doveva essere uno studio per armonica e pianoforte, ma ne è venuto fuori un brano per armonica, pianoforte e, se si è dotati di un buon udito, o di casse di alta qualità, per <em>ensemble</em> di percussioni cacofoniche.</p>



<p>Sì, perché sono in <em>smart-working </em>a casa, dove speravo di poter lavorare con la dovuta tranquillità a un articolo, ma non ho messo in conto la presenza, all’esterno del palazzo dove abito, della ditta che, nell’ambito del famoso programma “110%”, da un anno a ‘sta parte sta lavorando per migliorare l’aspetto e la coibentazione dell’edificio.</p>



<p>Pare che oramai i lavori volgano al termine, ma se le attività portate avanti lungo tutti questi mesi sono state rumorose, smontare l’impalcatura risulta esserlo ancora di più. A un certo punto, costretto a capitolare (ubi major…) per l’impossibilità di concentrarmi su quanto stavo scrivendo, ho provato a distrarmi registrando questo brano e… <em>lasciate ch’io pianga</em>: mi sono arreso all’evidenza per la seconda volta: sono più forti loro, i martelli degli operai, della mia armonica.</p>



<p></p>



<p><strong>… e che sospiri la libertà</strong></p>



<p>A un certo punto, valutata facilmente l’impossibilità di ragionare di onde gravitazionali (ci riproverò tra poco. Alle 17:00 i “mastri” smettono di lavorare!), ho deciso di eternare il ricordo di questi lavori di carpenteria registrando il brano del video senza “filtri”.</p>



<p>Per inciso, qui ci starebbe a pennello un discorso approfondito (uno sfogo?) sull’inquinamento acustico che subiamo ma che dico ogni giorno? Ogni secondo della nostra vita, ma forse è meglio procrastinarlo: come forse si può evincere dal mio modo di improvvisare, alla mia nevrosi &#8220;basale&#8221;, in questo periodo si aggiunge anche quella ulteriore offerta dal rumore di cui sopra. Il risultato è che un brano lentissimo e malinconico, risulta qui e là essere una reazione quasi wagneriana; un rumoroso invito al silenzio.</p>



<p>In ogni caso, spero che il brano di oggi possa essere di ispirazione per i frequentatori di <em>Doctor Harp</em>, ma anche, causa rumori che ogni tanto emergono contro la mia volontà &#8211; in realtà, si sentono fortissimi sulla traccia singola di armonica, ma sovrapponendola a quella del pianoforte, sembrano sparire come per magia -, per gli amanti della musica di Varese e di Pradella e Russolo, nonché per tutti coloro i quali ogni tanto mi seguono su youtube e sul mio blog, ultimamente trascurato anche dal sottoscritto.</p>



<p>A presto e buon ascolto!</p>



<p></p>



<p>Angelo Adamo</p>
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		<title>Nulla dies sine linea</title>
		<link>https://www.doctorharp.it/nulla-dies-sine-linea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Adamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 12:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cromatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>
<p>Come è noto, la massima di Plinio Il Vecchio (I secolo d.C.) che leggete nel titolo di questa rubrica è stata estrapolata dalla sua “Storia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto cioè che vuoi sapere sull'armonica a bocca, diatonica, cromatica, tremolo ed ottave. Metodo ed istruzioni per iniziare a suonare e consigli utili sulla manutenzione dello strumento.</p>

<p class="has-text-align-justify">Come è noto, la massima di Plinio Il Vecchio (I secolo d.C.) che leggete nel titolo di questa rubrica è stata estrapolata dalla sua “Storia naturale”. Essa era in origine riferita alla pratica della pittura e viene di solito usata per sottolineare l’importanza dell’impegno costante da profondere in qualsiasi attività umana che lo richieda: lo studio, lo sport, la musica, … Quale modo migliore, quindi, di intitolare una rubrica dedicata allo studio di brani musicali?</p>



<p class="has-text-align-justify">A dirla tutta, in un primo momento avevo pensato di parafrasare questa massima così da renderla più sinceramente adatta a ciò che davvero succede nella vita di un musicista il quale, data la situazione attuale dei “lavori culturali”, è probabile si guadagni da vivere non solo con la musica, ma anche con un più che necessario e dignitoso “daily job” che gli consenta di emanciparsi da ansie varie, come anche da proposte musicali non soddisfacenti da un punto di vista professionale.</p>



<p class="has-text-align-justify">È proprio ciò che capita al sottoscritto, anche se ho buoni motivi per ritenermi davvero fortunato: il mio lavoro fisso non è un ripiego, bensì la realizzazione, “da grande”, di un’altra mia passione giovanile tanto forte quanto lo è la musica.</p>



<p class="has-text-align-justify">Tornando al tentativo di parafrasi che mi ero prefisso di realizzare, non ho potuto fare a meno di notare che il gioco si era nel frattempo fatto comunque interessante: ridimensionare il significato della massima di Plinio così da renderlo, in latino, “pochi giorni senza linea” in luogo di “nessun giorno senza linea”, mi costringeva a pormi domande circa quella lingua che non frequentavo da più di trent’anni (37, per essere precisi… Sì, lo so: avrei potuto scrivere “da quasi quarant’anni”, ma non volevo infliggermi troppe frustrazioni).</p>



<p class="has-text-align-justify">Complice forse la grande distanza temporale che mi separa da quando, al liceo, tradurre poteva anche essere fonte di stress da prestazione scolastica, confesso che cimentarmi di nuovo con il latino mi ha alquanto divertito. Volendo cambiare “nessun giorno” in “pochi giorni”, mi è sembrato in un primo momento naturale porre quel sostantivo all’accusativo, sottintendendo quindi il verbo “trascorrere”.</p>



<p class="has-text-align-justify">In pratica, nella mia interpretazione, quella frase doveva essere una sorta di esortazione, se non addirittura un precetto alla stregua di quell’altro famosissimo monito (&#8220;Non entri nessuno che non conosca la geometria”) posto all’entrata dell’Accademia di Platone: “Non si trascorra alcun giorno senza aver tracciato una linea (!)”, ma la possibilità che invece si trattasse di una semplice constatazione, quindi della semplice presa di coscienza che per un serio professionista dell’arte della pittura “non trascorre nemmeno un giorno senza aver tracciato una linea”, mi ha portato a rivedere un po’ la faccenda con la lente della grammatica: se “dies” fosse stato neutro, la mia parafrasi avrebbe preso la forma “pauca dies sine linea”, ma dal vocabolario risultava che quel termine può essere sia maschile che femminile (oggi diremmo “fluido”), ma di certo non neutro. Stando così le cose, era chiaro che il “dies” del titolo non è un accusativo, bensì un nominativo; avevo torto e la frase, ahimè!, risultava essere una semplice constatazione.</p>



<p class="has-text-align-justify">Una volta… constatatolo, non potevo che rendere la mia parafrasi con “pauci dies sine linea”; roba da far inorridire i puristi (tramite una comune amica, ho contattato un bravo insegnante di lettere esponendogli il problema e, come c’era da attendersi, costui mi ha giustamente invitato a rivalutare la mia intenzione di cambiare quel testo…).</p>



<p class="has-text-align-justify">Ecco quindi spiegata la scelta di lasciare come titolo di questa sezione la frase originale di Plinio, seguita da tutta questa spiegazione che, ne sono sicuro, potrebbe meritare di essere a sua volta completata da un “estic&#8230;i!” se non fosse che anche quel giochino linguistico in quel giorno di circa un mese fa ha preso il valore di ginnastica mentale, quindi di “linea” tracciata quantomeno per non rimanere col cervello fermo.</p>



<p class="has-text-align-justify">Ci sono giorni in cui suono, altri in cui penso alla musica senza emettere una nota; altri ancora in cui leggo, disegno, scrivo, calcolo, ascolto, … Insomma, l’importante è tenere impegnato il “muscolo cerebrale” con diversi tipi di ginnastica, ma non voglio certo farvi temere alcunché: giuro che in questa sezione farò confluire solo quei “gesti mentali” che hanno a che fare con il suonare, e con il farlo usando perlopiù la mia, anzi, la “nostra” armonica.</p>



<p><em>Eccovi allora, per iniziare questa rubrica, un brano che ho amato molto.</em></p>



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<p>Si tratta del tango in 6/8 <em><strong>El Cacerolazo</strong></em>: un brano che ho scoperto grazie al mio amico Pierpaolo Petta, grande fisarmonicista con il quale mi vanto di condividere più di un progetto musicale, e composto dal fantastico sassofonista <strong>Javier Girotto</strong>; un tripudio di II-V-I &#8211; quasi un <em>Autumn leaves </em>argentino &#8211; dalla struttura particolarmente stimolante che, a parte una battuta introduttiva, risulta suddiviso in quattro sezioni, ognuna della durata di 16 misure. </p>



<p>Inizia in G-, prosegue poi con una II-V-I nella tonalità di D<strong>♭ </strong>dalla quale, con una sequenza di accordi a distanza di quarta armonicamente ondivaga e un <em>bridge</em> di altri accordi diminuiti e semidiminuiti, modula in E-. Da lì, poi, in modo molto naturale, arriva alla sezione finale che prevede un ritorno alla stessa tonalità con la quale il brano era iniziato.</p>



<p class="has-text-align-justify">É una composizione a mio parere molto triste &#8211; il titolo si riferisce a una particolare forma di protesta adottata nei paesi latini dove per fare rumore davanti ai palazzi del potere si usa percuotere pentole e casseruole varie -, ma di una tristezza frenetica; una disperazione capace di togliere il fiato, specie nell’interpretazione suonata a circa 140 bpm dello stesso <strong>Girotto</strong> accompagnato dal grande <strong>Luciano Biondini</strong> alla fisarmonica. (Fonte: <a href="https://youtu.be/0KYT8-LbE5A?si=GUYBrI8jO2dKe1Wb" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/0KYT8-LbE5A?si=GUYBrI8jO2dKe1Wb</a>), una versione dalla quale ho rubato la bellissima idea di usare il pedale di Mi nella sezione in E-.</p>



<p class="has-text-align-justify">Come si può evincere dalla visione del mio video nel quale mi sono divertito a improvvisare anche in E- (nella versione originale, per tutta l’impro si rimane nella tonalità di G-), ho registrato il brano fermandomi a 130 bpm perché, pur essendo riuscito a studiarlo fino a portarlo alla stessa velocità del link più su &#8211; lo studio con metronomo fa miracoli! &#8211; alle volte, nella sezione in D<strong>♭</strong>, durante i salti di terza minore/maggiore, il trascinamento dello strumento mi faceva “sporcare” la linea melodica col suono di ance intermedie che in quel momento invece avrebbero dovuto tacere.</p>



<p class="has-text-align-justify">Un problema che in fase di studio ho in parte risolto 1) suonando tutte quelle note come se sulla testa di ognuna di esse vi fosse segnato il puntino dello “staccato”, e 2) adottando in alcuni passaggi la tecnica del <em>tongue-shifting</em>, ma che ad alte velocità risulta comunque difficile eliminare del tutto.</p>



<p class="has-text-align-justify">Bisogna accettarlo: pur essendo convinto che vi siano in giro giovani armonicisti capaci di fare cose fino a poco tempo fa ritenute impossibili, è inevitabile che passaggi particolarmente facili per strumenti sui quali si muovono solo le dita, si rivelino estremamente difficili e scomodi per altri come il nostro sui quali bisogna muovere mani, testa, bocca, magari ragionando pure, a grande velocità, circa quali fori scartare e quali scegliere (senza vederli), in quali soffiare con o senza premere il registro e in quali aspirare con o senza premere il solito registro, …</p>



<p class="has-text-align-justify">Studiare questo brano si è comunque rivelata un’ottima occasione per riprendere pure lo studio del pianoforte, quindi dell’armonia: tutte attività che, come il latino, tengono le meningi alquanto occupate.</p>



<p class="has-text-align-justify">Insomma, se non ho studiato sullo strumento proprio tutti i giorni, almeno so che lo scorso 12 Dicembre 2023 ho “tracciato la mia linea”. Una linea che oggi rinforzo scrivendo queste <em>righe</em> &#8211; quindi non suonando, ma ragionando di musica &#8211; e raccontandovi abbastanza nel dettaglio la preparazione del brano che trovate nel video.</p>



<p class="has-text-align-justify">Spero che almeno a qualcuno di voi serva da stimolo per prendere la sua matita e riempire di linee, righe e gesti nuovi questa splendida giornata.</p>



<hr class="wp-block-separator has-css-opacity" />



<p><strong>Angelo Adamo</strong></p>



<p><strong>Contatti:<br></strong>Email: info@angeloadamo.com<br>Web:&nbsp;<a href="https://squidzoup.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://squidzoup.com</a></p>



<p><strong>💥&nbsp;</strong><a href="https://www.doctorharp.it/harmonica-mundi-by-angelo-adamo/"><strong>HarmonicA Mundi</strong></a><strong>💥</strong></p>



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