Ciao Marco, ti disturbo proprio nel periodo di rilassamento, ma mi auguro che tu possa rilassarti anche leggendo il mio scritto.
Innanzi tutto complimenti per la scelta del brano, e soprattutto per la tua esecuzione dello stesso, pulita e lineare, con la SCX 56.
E' stata una scelta felice, che mi ha fatto ricordare l'evento relativo a quando Corrado Tagliavini, venuto a mancare poche settimane fa, esordì qua sul Forum con la Serenata di Toselli. Non conoscevo il brano e, in un primo momento, mi lasciò abbastanza indifferente; poi, pian piano, cominciai a capire quanto fascino potesse emanare quel brano, e me ne innamorai follemente.
il canone di Pachelbel, invece l'ho sempre conosciuto, ma l'ho sempre considerato più una forma di virtuosismo compositivo che un pezzo carico di grande fascino e poesia. Ma mi sbagliavo; nel corso degli anni mi sono ricreduto e l'ho molto, in cuor mio, rivalutato, pur non avendolo mai scelto per un tentativo con l'armonica!
La tua versione mi è piaciuta, pur se non in versione "canone", ma in versione ridotta; la composizione, infatti, possiede caratteristiche melodiche che la rendono affascinante anche nel suo svolgimento "lineare", senza la sovrapposizione delle varie parti che la compongono. Il ritmo lento di note lunghe iniziali fa pensare a qualcosa di diverso rispetto al successivo incalzare delle note , che rende l'esecuzione stessa non proprio facile!
Mi rimase impressa, tanto che me la scrissi in un'apposito diario dove scrivo le frasi più interessanti che catturano il mio spirito, una descrizione del canone di Pachelbel, scritta non so da chi, che recitava:
"Il canone di Pachelbel è la vita di ogni uomo del mondo, nel suo ossessivo ripetersi semplice e complicato. Eterno ritorno, sovrapporsi continuo e armonico di suoni uguali, distanziati di qualche battuta, che sembrano diversi, si mescolano e si uniscono e non si vedono uguali, pur essendolo".
La trovo una definizione bellissima, pur se attribuita più ad una esecuzione a canone, che non ad un'esecuzione ridotta, ma pur sempre con quelle caratteristiche; lo dimostrano anche le tante esecuzioni ridotte, e non a canone, che si trovano in rete.
Mi piace terminare con lo scrivere qualcosa sull'essenza musicale di un brano che venga definito "canone", anche se lo feci, tempo addietro, in altro post, sempre qua sul Forum, per coloro che volessero approfondire e sperimentarne l'efficacia. Col questo termine si definisce un brano formato da frasi melodiche che, ripetute sovrapponendole l'una sull'altra ad intervalli regolati da un numero determinato di accordi, formano un'assonanza armonica, dando al brano stesso tutta la sua completezza e la sua maestosità. L'esempio più classico e noto a tutti è "Fra' Martino", alcuni esempi del quale sono reperibili anche qua sul Music Lab.
Nella fattispecie, il bellissimo Canone di Pachelbel, la cui melodia è stata ben riprodotta e interpretata da Marco, fu scritto originariamente in versione per tre violini e basso continuo; cos'è questo basso continuo? Si tratta di una linea melodica grave tipica del Barocco, eseguita da uno o più strumenti, adatti allo scopo, quali organo, violoncello, contrabbasso etc.
Detto canone si basa su specifici accordi che si ripetono in maniera regolare nell'arco della durata del brano e, per chi volesse approfondire, se suonato in Re maggiore, tali accordi sono, in successione, RE+, La+, Si-, Fa#-, Sol+, Re+, Sol+, La+.
Per un banale esempio di canone vi rimando a questo post:
viewtopic.php?p=33381#p33381
Grazie Marco per questa bella proposta; mi scuso per la lungaggine ed auguro ai numerosi lettori un buon proseguimento del mese di agosto.
Carlo