Tales from Armonauti's land degli ARMONAUTI

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Luisiccu
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Tales from Armonauti's land degli ARMONAUTI

Messaggio da Luisiccu » martedì 16 aprile 2013, 18:38

Mentre scrivo, ascolto e riascolto il CD degli ARMONAUTI, Tales from Armonauti’s land. E’ appena uscito. Nonostante i miei dinieghi, lo sanno anche le pietre che stravedo per la musica cosiddetta popolare. Insomma sono un fissato del genere. Per questo, ogni volta che mi capita un brano di musica “popolare” (ma si può parlare di MUSICA “non popolare”?) vado fuori giri. Che questa provenga dal mio paesetto, dalla mia Sardegna, dal Continente, dalla Papuasia, dall’intero orbe terracqueo, dall’universo. Come l’alcolizzato davanti ad un bicchiere di vino.
Il CD in questione, mi è piaciuto e moltissimo. Mi è capitato spesso di dire ciò che penso della musica popolare di quella più di tradizionale e di quella che ad essa in qualche modo si rifà.
Se avete un minuto di tempo e ne avete voglia, date uno sguardo a quanto ebbi modo di scrivere sul vecchio forum del Doctor Harp:

https://www.doctorharp.it/forum/DCForumID12/269.html

Posso aggiungere che suonare musica popolare non significa ripetere sempre le stesse cose o, almeno, non è sempre così. Significa, invece, rifarsi alla musica che la gente “il popolo” sente ed ha sentito più vicina per cultura e sensibilità ma ricorrendo a quanto in quel momento la tecnica e la sensibilità dell’esecutore sentono più affine anche alla propria.
Non è affatto vero che ripetere pedissequamente il passato sia segno di rispetto dello stesso. E’ ben vero invece che cantare e suonare la tradizione richiede coinvolgimento e capacità interpretativa non banali. A dispetto di quanto si dice in giro non c’è niente di più difficile e più impegnativo. Mi è capitato spesso di ascoltare artisti affermati che di fronte alla snobbata “musica popolare” si sono ritrovati, messi alla prova, a fare delle figure barbine. Non bastano un buon impianto di amplificazione e gli effetti speciali per dare una propria impronta. I trucchi hanno vita breve e vanno presto scoperti se non sono supportati da qualcosa di più consistente.
Ebbene mi pare proprio che, nel CD in oggetto, ci sia quanto di meglio si può dire della musica popolare: vecchio e nuovo si fondono nel migliore dei modi per cui tutte le esecuzioni, pur apparentemente diverse tra loro per provenienza e arrangiamenti, sono diversamente valide. Soprattutto belle e godibili. Come devono essere nella musica popolare. Nella MUSICA. Anche l’inserimento di Victor Young mi pare azzeccato. Non parlo dell’indiscusso valore dell’artista, ovviamente. Parlo invece del suo perfetto inserimento nella “popolarità” dei brani. Risulta ancora una volta evidente che l’universalità della musica tutto può. Perciò il nostro è napoletano, siciliano, emiliano, alpino, ecc, nella stessa misura di Gianluca Caselli, Gianni Mssarutto, Gianandrea e Lorenzo Pasquinelli. Altissima. Ho un sola perplessità: la registrazione rende giustizia ai nostri amici e consente di presentarli in tutta la loro bravura personale e d’insieme. Potrà, però, Victor accompagnarli sempre nelle loro scorribande? Ecco, questo è il mio dubbio. Dubbio che mi è venuto ogni volta che qualche cantore del popolo è ricorso alla collaborazione “esterna”. Senza di lui le loro interpretazioni, sono sicuro, sarebbero altrettanto belle ma diverse. Forse, molto diverse.
Un insieme di complimenti e di apprezzamenti grande così Victor, a Lorenzo, a Gianandrea, a Gianluca, a Gianni.
Compimenti anche ai grafici De Vita e Bortolotti per il libretto a corredo.


Luisiccu
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