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 Oggetto del messaggio: FACILE O DIFFICILE?
MessaggioInviato: domenica 1 gennaio 2017, 15:31 
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Iscritto il: giovedì 23 aprile 2009, 9:09
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Così come il Music Lab non è fatto solo di brani, ma anche dei contenuti delle presentazioni e dei dibattiti in esso compresi, anche questo compendio non vuole basarsi solo sul ricordo e la rievocazione di determinati brani, ma anche sulla dialettica e sui confronti che via via sono emersi e che risultino degni di essere citati.
Navigando, come dicevo nel thread precedente, tra le pagine iniziali del Music Lab alla ricerca del primo brano di ciascuno, ne ho trovato, tra gli altri, uno sul quale mi sono soffermato particolarmente, rileggendomelo tutto. Credetemi, io di questi thread non ricordo normalmente nulla; a volte mi chiedo se certi post li abbia veramente scritti io; per questo mi piace anche sfogliare indietro ed andarmeli a rileggere. Quello di cui sopra si intitola "Ciascuno come può" e si trova alla pagina 17 del Music Lab viewtopic.php?f=39&t=4026
A questo thread partecipano, oltre al sottoscritto, KohaiHarp, Domy, CCristian e Aldouz.
In pratica l'argomento del contendere è, detto in parole povere, se nella musica in generale la semplicità, il "facile" da un punto di vista esecutivo possa competere a pieno titolo con il "difficile" ed il virtuoso.
Insomma un bravo musicista, per essere tale, deve necessariamente essere anche un virtuoso dello strumento e fare della tecnica esecutiva ad alto e altissimo livello di difficoltà il suo emblema e la sua bandiera?
Leggetevi il thread, troverete degli spunti interessanti.
Allora ancora si dibatteva ed il Forum faceva presto ad animarsi, ma si sentiva già nell'aria che la cosa non sarebbe durata per sempre.
Comunque, a parte questo, riguardo alla domanda di cui sopra, io, allo stato attuale delle cose, a prescindere dalla mia posizione di allora, ritengo che un buon musicista debba anche essere un virtuoso del proprio strumento, e più lo è, meglio è; poi, certamente, questo non significa dover sempre privilegiare pezzi di virtuosismo, no di certo. Uno può essere un virtuoso e trovare il culmine del suo successo con qualcosa di semplice e di inaspettato; resta però il fatto che se un pittore sceglie di esprimersi in modo non figurativo, nel senso tradizionale del temine, e vuole diventare un novello Picasso, deve, secondo me, anche saper dipingere una natura morta in maniera realistica, direi quasi fotografica, senza alcun indugio, e da lì proporre qualsiasi altra cosa alla quale la sua fantasia lo possa portare.
Lo stesso un musicista tipo, che so, un pianista, se vuole essere grande, deve raggiungere il livello delle interpretazioni più impegnative da un punto di vista, oltre che musicale, anche meramente tecnico, non rinunciando a brani come ad esempio La Campanella di Liszt, ovvero l' Etude opera 39 n. 6 di Rachmaninoff, o lo Studio Opera 25 n. 11 di Chopin o la Toccata opera 72 di Saint-Saens; da lì, successivamente, potrà anche esibirsi sempre su cose più semplici, ma per sua scelta, e non per sua incapacità tecnica, in quanto anche nel semplice si potranno sicuramente apprezzare le sue doti e le sue potenzialità tecniche e virtuosistiche, con le quali anche il semplice diventa straordinario e diverso.
Aldouz ha scritto:
E anche a me piace parecchio!
Non ho mai fatto mistero del fatto che mi piacciono i tuoi blues ;)
Sono pezzi semplici, come dici tu, pezzi che ti permettono di suonare con scioltezza e dare 'senso' all'interpretazione personale.
E se vogliamo dirla tutta è molto più difficile interpretare un brano di cui non puoi modificarne la melodia piuttosto che ri-visitare un blues in cui è permesso aggiungere frasi, togliere note... insomma fare un pò come si vuole.
Nel primo caso infatti bisogna intervenire sul colore del suono, sull'intensità delle note, insomma bisogna giocare di fino.
Domenico

Sì, però, come dicevo sopra, un conto è suonare "semplice" per scelta espressiva, un altro conto è suonare "semplice" perché è l'unico modo in cui si riesce ad esprimere qualcosa, e diventa solo un alibi alle proprie incapacità e scarso talento.
Il "semplice" suonato da un virtuoso trascina con sè parte di quel virtuosismo, ed ha quell'inconfondibile fascino che solo i grandi possono e sanno trasmettere. Anche ai bassi livelli non siamo tutti uguali.
domy ha scritto:
Manxcat ha scritto:
Tu sei molto gentile e attento nei confronti delle piccole realizzazioni degli amici, e fai bene; ma, così come vedo bene la differenza tra le tue capacità e le mie, a favore delle tue, ovviamente, altrettanto bene capisco quanto la mia musica sia "elementare", oltre che anacronistica, e suonata con un tale rispetto della melodia, che sembra che abbia paura di "storpiarla", rendendola troppo personale .
forse lo sono e ho una simpatia innata per chi suona l'harmonica...ma dico quello che penso o mi astengo non aggiungo gratuitamente....so da quanto suoni e so anche ( se me lo concedi) che non sei un giovincello :) e non è poca cosa iniziare a sunare uno strumento e farlo con passione!

Questo passaggio richiede una considerazione particolare, pur se sempre un punto di vista personale.
Se si dà un giudizio su un brano musicale non lo si dà in funzione di alcune condizioni di chi l'ha suonato, ma su quello che il brano stesso ti fa sentire. Insomma, le interpretazioni di Ezio Bosso prescindono dal suo essere tetraplegico e tali resterebbero in qualsisi modo egli si presentasse, così come quelle di Michel Petrucciani. Non è che si dica: "Oh poverino, come è bravo!" Gli si dice bravo perché lo è e basta, per la sua musica, che ci piacerebbe comunque, anche se suonata da un altro.
Quindi si può essere tetraplegici, non vedenti, non udenti, anziani, come nel caso mio, come dice giustamente Dimitri, ma se si dà una valutazione su un pezzo suonato non la si dovrebbe dare per buonismo o ipocrisia sulla base di certe condizioni di chi l'ha suonata, ma la si dovrebbe dare sul risultato, con un minimo di competenza, ma anche di onestà intellettuale. Altrimenti è meglio tacere. Questo è come la vedo io.

Non ho scritto affinché mi rispondiate; certo pochi leggeranno. Ho scritto per riproporre un tema, un argomento, in maniera un po' approssimativa e strampalata, ma intanto c'è, e un giorno potrebbe diventare uno spunto di riflessione per qualcuno, non si sa mai.
Con i migliori saluti e auguri per il nuovo anno.
Carlo

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Si inizia a morire quando si smette di imparare (A.Einstein)


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